TEMPO DI SCUOLA ….. AL DI LA’ DELLA PAURA

pericoloA SCUOLA?

PURCHÉ NON SUCCEDA NIENTE!

Inizia un nuovo anno scolastico. Speranze e paure, non solo degli alunni, s’intrecciano. Insegnanti e dirigenti scolastici sono impegnati nel definire curricolo e progetti vari.  Edilizia, risorse ed organici, non sempre adeguati,  disorientano o appesantiscono il cammino. Una delle prioritarie preoccupazioni è la “sicurezza”, questo fantasma che si aggira dappertutto divorando talora tempo e denaro. Sì, certamente, occorre fare in modo che nulla di male accada a chi usa i locali scolastici o fruisce delle attività proposte, ma la paura non può essere la dea alla quale sacrificare il benessere delle persone e delle istituzioni. La sicurezza non è forza sclerotizzante o addirittura castrante, ma forza promuovente; lo stesso vale per la norma, non masso che schiaccia la persona ma ali per volare. I valori, l’entusiasmo, la vivace progettazione, l’azione educativa, la lungimirante visione vengono bloccate  sovente da improvvisi ed improvvidi pensieri: “E se succede qualcosa?” “Di chi è la responsabilità?”. Non è la voce della saggezza a parlare, ma quella della paura. La prudenza è virtù attiva non forza deresponsabilizzante e  acqua stagnante.  Alla pedagogia del “purché non succeda niente” occorre sostituire quella della competenza e della responsabilità, del coraggio e dell’intraprendenza, della speranza e dell’attivo impegno, nonostante tutto. La vera responsabilità è quella di far bene, sapendo anche rischiare ove opportuno, non quella facile di non assumere iniziative o di fare il meno possibile. L’educazione, infatti, non è stasi ma un cammino alla scoperta e alla valorizzazione di se stessi, degli altri e del mondo. Essa è costruzione di se stessi e del bene comune. Il costruire richiede capacità progettuali e specifiche competenze che si vanno man mano affinando con l’esercizio. Il costruire comporta anche degli errori e dei rischi che vanno gestiti. L’educazione al rischio è uno degli obiettivi prefissatisi dall’Europa per l’inizio di questo millennio, obiettivo importante perché educa le giovani generazioni a vivere la complessa ma fantastica avventura della crescita e della vita. Spesso si ha paura di  mettersi in cammino, provare, volare in alto, perché si teme di sbagliare e di essere puniti e si vive nella quotidiana routine, educando i ragazzi a preferire inedia e conformismo al rischio. Bisognerebbe punire l’immobilismo, il “quieto vivere, l’omissione e premiare il coraggio di rischiare,  … “tagliando la testa” ai diffusori di insane paure e di funeste angosce (spesso costituiscono zavorra  e azione castrante per le persone e le istituzioni!).  Naturalmente mi riferisco al rischio intelligente e responsabile, orientato da scelte educative e supportato da competenza. L’atleta, ad esempio, rischia l’incidente ed anche la vita, ma è sostenuto dall’impegno e dall’entusiasmo, fortificato dall’esercizio, motivato da una meta da raggiungere. Perciò vince. In tal senso la scuola deve essere considerata da tutti (dirigenti, insegnanti, genitori, alunni) spazio di vita, ambiente ove s’impara a rischiare per costruire un mondo migliore, luogo ove si esercita il coraggio di esplorare se stessi e il mondo, ove ogni apprendimento genera nuovi apprendimenti e promuove creatività ed operatività. In tal mondo l’aula scolastica non si riduce ad una starnazzante gabbia per polli, ma luogo dove si progetta, da dove si parte per esplorare l’ambiente, dove si torna per far sintesi, produrre documentazione e progettare nuove esplorazioni. La comunità scolastica non ha come prioritaria preoccupazione (o ansia!) quella di essere spazio sicuro ove tutto è “a norma” e “non succede niente”, ma dinamico ambiente educativo che interagisce proficuamente con la società, punto di partenza per scoprire la realtà e interrogarsi su di essa, ambiente d’incontri e di confronti che sa valorizzare adeguatamente e pienamente le risorse interne ed esterne, punto d’appoggio per volare in alto verso sempre più ampi orizzonti. La sua principale preoccupazione è l’aiutare gli alunni a confrontarsi con problemi reali, promuovere la gioia e la responsabilità dell’apprendere bene,  favorire il pieno successo educativo di ogni alunno, stimolare  l’esercizio della cittadinanza attiva. La necessaria normativa è al servizio della persona e non viceversa. Lo stesso dirigente scolastico non è  il “manager aziendale”, l’ansioso garante della sicurezza o lo statico governatore di regole, ma un professionista non autoreferente, un coraggioso educatore, un uomo di speranza, di cultura e di valori, promotore anzitutto della qualità degli esiti formativi dell’istituzione scolastica. Perciò ha maturato adeguata sensibilità e sa esercitare competenze specifiche per gestire, comprendere, creare legami, organizzare, dialogare, orientare, sostenere, promuovere, valorizzare e valutare. Egli non diventa schiavo del quotidiano amministrare, ma cammina insieme agli insegnanti per condividere la gioia e la fatica della ricerca, per superare ostacoli, per valorizzare risorse,  per sviluppare competenze riflessive, per esplorare vie nuove. Egli può essere paragonato, in un certo senso, ad un capitano che sa governare la nave con qualsiasi tempo, che sa motivare, incoraggiare, sostenere ed apprezzare i marinai, senza perdere – o far perdere- la rotta.  In tal senso la necessaria formazione continua (in particolare sugli aspetti socio-educativi e didattici) degli insegnanti e degli stessi dirigenti favorisce l’orientamento e il riorientamento delle persone e dell’intera comunità, la maturazione e la rivisitazione di competenze professionali adeguate all’esercizio di una professione che richiede coraggio, lungimiranza, intraprendenza, capacità valutative ed autovalutative e che, perciò, rifugge dalla tentazione dell’acqua cheta o della sclerotica stasi o dall’appariscente protagonismo o dall’assembramento di frammenti di progetti. E le famiglie? La collaborazione con la scuola, lo sappiamo bene, è necessaria: il silenzio e i contrasti scuola-famiglia ricadono negativamente sugli alunni. Anche i genitori sono chiamati a valutare la scuola non con la logica del “purché non succeda niente” e della ricerca di folli paure e di devastanti ansie, ma con quella della piena vitalità, del coraggio del procedere, della vivacità delle azioni intraprese, della qualità degli apprendimenti conquistati e degli stili di vita maturati. Ad esempio, nell’organizzare una gita scolastica valgono maggiormente la qualità degli alberghi e il numero dei “guardiani-accompagnatori” o la qualità delle esperienze da far vivere? Sappiamo bene che più elevato è il numero degli accompagnatori meno elevata la maturazione in autonomia e responsabilità degli alunni. Sappiamo bene che qualche  eventuale disagio può aiutare gli alunni ad imparare a gestire le difficoltà della vita  e a maturare uno spirito di essenzialità.  E’ necessario che i genitori incoraggino e sostengano dirigenti e docenti – la cui opera non sempre è facile e adeguatamente riconosciuta – e apprendano a valutare quel che conta e non quel che appare, evitando ogni sterile lamentazione o di porsi come forza frenante governata da stupidi pregiudizi o da insane paure. Virtù, entusiasmo, coraggio e competenza sono le chiavi del futuro, da esercitare sia in famiglia sia a scuola. Ognuno, per quel che gli compete, ne è responsabile. Purché non succeda niente? No, purché succeda molto, per il benessere di ogni alunno e della stessa società!   Buon anno scolastico a tutti.

                                                                                                                                                            Giovanni Perrone

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