AIMC RAGUSA – La mozione congressuale

RagusaL’assemblea ordinaria AIMC di Ragusa per gli adempimenti quadriennali previsti dallo Statuto associativo, svoltasi il 23 ottobre 2017, ha approvato la seguente mozione:
La grave crisi organizzativa che affligge l’Associazione ormai da diversi lustri ha radici negli anni ’90, cioè quando venne a cessare la caratterizzazione prevalentemente politico-istituzionale dell’azione svolta per 50 anni sotto la guida carismatica di figure quali Carlo Carretto, Maria Badaloni, Carlo Buzzi.
Oggi non è più così, e tuttavia negli ultimi vent’anni l’Associazione ha mancato di perseguire l’obiettivo della ridefinizione della propria identità, in piena ed effettiva coerenza con quanto proclamato dall’articolo 1 dello Statuto.
Fermo restando che va confermata la funzione propositiva in chiave politico-stituzionale, pur sotto altre forme e assiema alle altre associazioni professionali scolastiche, noi soci di Ragusa ravvisiamo la necessità di recuperare le radici spirituali e pedagogiche quali fondamento e faro della nostra progettualità quotidiana, ispirandoci ai modelli che con maggiore forza ed efficacia hanno operato nella funzione educativa per il riscatto culturale e sociale degli ultimi, dei deprivati, degli emarginati, che ancor oggi restano poco visibili e poco considerati perché restano tuttora “privi di PAROLA”.
Il riferimento è esplicitamente a don Lorenzo Milani, come recentemente ci ha sollecitato papa Francesco, ma anche ai tanti altri educatori, di ieri e di oggi, ispirati dal Vangelo, ma senza ignorare i tanti altri educatori e maestri che possiamo chiamare “uomini di buona volontà”, ispirati cioè dagli stessi valori anche se non illuminati dalla fede, in spirito di fraterna apertura.
Secondo questa prospettiva sarà più facile sganciarci dal traino della cosiddetta “pedagogia istituzionale”, rappresentata dal MIUR, che a fronte di una facciata ineccepibile di iniziative di politica scolastica coerenti col dettato costituzionale, spesso si appalesa senz’anima, appesantita burocraticamente, inaridita da innovazioni tecnologiche spesso fine a se stesse, lontana dal quotidiano “fare scuola” nei reali ambienti di lavoro che sono troppo spesso di estrema e drammatica problematicità.
Le tante novità introdotte dalla L.107/2015 offrono opportunità preziose per il rilancio della dimensione più strettamente professionale del lavoro del docente, se consideriamo in particolare l’obbligo formativo, le accresciute risorse finanziarie (carta del docente in primis) e le ulteriori attribuzioni conferite ai collegi dei docenti.
Si faccia la rinnovata Associazione che uscirà dal XXI congresso promotrice di iniziativa
legislativa finalizzata a riconoscere all’associazionismo professionale piena cittadinanza all’interno delle Istituzioni scolastiche, nonché ai diversi altri livelli dell’ordinamento amministrativo del sistema scolastico nazionale.
Ma nel contempo si impegnino tutti i diversi livelli associativi a elaborare proposte formative funzionali al perseguimento dell’uguaglianza delle opportunità educative, mediante interventi compensativi mirati promuovere il riscatto dei “senza parola”, che frequentano le scuole delle aree depresse, degradate, a rischio di involuzione sociale e civile, oppure, anche in territori non problematici, a contrastare fenomeni non visti finora, che portano a emarginare gli alunni delle classi sociali meno fortunate e meno sostenuti dai contesti di provenienza.

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