FALCONE: OPEN SPACE TECNOLOGY

Falcone ottobre 2017“STAGE DI FORMAZIONE” 

Il ventidue settembre 2017, organizzato dalla presidente di sezione Adamo Antonina, si è tenuto nei locali della scuola dell’infanzia di Falcone (ME) uno “Stage di formazione” rivolto ai soci. Hanno partecipato attivamente numerosi docenti di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, ha facilitato l’incontro Angela Raccuia, anch’essa socia AIMC.  Attraverso una metodologia di lavoro innovativa l”Open Space Tecnology” si è riflettuto sulle tematiche da prendere in considerazione nei prossimi incontri sezionali.  Si è lavorato in un clima piacevole, in tempi brevi e l’utilizzo del metodo ha prodotto dei reports contenenti le proposte elaborate dai singoli gruppi.                                                       I corsisti si sono confrontati con maggior entusiasmo sostando nelle fasi di lavoro davanti ad un tavolo di coffee break; si sono sentiti liberi di proporre gli argomenti e di discuterli se interessati.  I soci hanno proposto di formarsi su tecniche specifiche riguardanti la lateralità, su tecniche espressive (manipolativo, teatrali, ecc.), utilizzando materiali poveri per lo sviluppo della creatività e sulla relazionalità attraverso momenti di socializzazione, culturali e conviviali. Un momento di verifica finale ha evidenziato l’entusiasmo e la gioia nell’aver preso parte a gruppi di lavoro aperti, con tempi distesi, di aver scelto e condiviso la proposta partecipando con creatività, soggettività e responsabilità. l’incontro si è concluso con la “Preghiera dell’Insegnante” per comprendere il grande dono che si è ricevuto e perché la benedizione di Dio scenda su bambini, famiglie e su coloro che operano nella scuola e nel territorio.

 Angela Raccuia

 

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A SCUOLA IN “UNIFORME” o COME CIASCUNO VUOLE?

uniforme studentiIl look giusto per la scuola insegna a vestirsi nella vita

La questione di come ci si presenta in classe è sempre la stessa e le regole ancor più necessarie. Lo dimostrano le direttive che la quasi totalità dei dirigenti scolastici ha imposto agli studenti. Bisognerebbe spiegare ai ragazzi che ciò che viene tollerato tra i banchi potrebbe essere considerato del tutto inadeguato, per esempio, in un contesto di alternanza scuola-lavoro.

                                                                                                                   di Nicoletta Martinelli

Siamo rimasti uno dei pochi Paesi occidentali a non avere disposizioni nazionali su cosa è consentito indossare a scuola e cosa no. E non perché non se ne senta la mancanza o perché il problema sia emerso di recente. Sono passati quasi trent’anni – era il 1989 – da quando Sergio Mattarella, allora ministro dell’Istruzione, fu formalmente interpellato dal deputato radicale Ilona Staller sul caso di una studentessa di Vigevano richiamata dalla preside perché si era presentata in classe con un look azzardato. Non paga, la preside aveva anche proceduto a vietare formalmente alle allieve di indossare la minigonna durante le ore scolastiche. Da qui l’ira di Cicciolina. «Se è innegabile il diritto dei giovani a indossare modelli di abbigliamento diffusamente proposti dalla moda corrente e ormai naturalmente accettati, è altrettanto innegabile – rispondeva Mattarella – che le stesse famiglie, tranne rare eccezioni, si aspettano che nella scuola la naturale esuberanza dei giovani sia contenuta a livelli compatibili con un ambiente ove si esercita istituzionalmente una funzione educativo-didattica». Quindi – era la conclusione dell’odierno presidente della Repubblica – il provvedimento della preside «non può essere ritenuto sconveniente o suscettibile di censura». Trent’anni dopo la questione è sempre la stessa e le regole ancor più necessarie. Lo dimostrano le direttive che la quasi totalità dei dirigenti scolastici ha imposto, chi prima, chi dopo, agli studenti. L’ultima risale a pochi giorni fa ed è entrata in vigore (tra le solite polemiche ormai trite) a Rimini, all’istituto tecnico industriale Belluzzi-Da Vinci, dove il dirigente scolastico Fabiana Fortunati ha vietato di indossare pantaloni corti, jeans strappati e magliette con i buchi, canottiere, cappellini e sandali infradito ….

Leggi: Scuola – A scuola in uniforme

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L’UNITA’ E’ LA RICETTA PER COSTRUIRE IL FUTURO

Prolusione del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Bassetti, al Consiglio Permanente della CEI

Cari confratelli e – permettetemi – soprattutto cari amici, sono ormai molti anni, dal 1994, che partecipo ai lavori della Conferenza episcopale italiana. Vi sento amici: per la conoscenza lunga e profonda, la comunione vissuta in momenti di fraternità, la condivisione di responsabilità e la discussione franca dei problemi della Chiesa italiana e del mondo. Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia e la premura che ha riposto nella mia persona affidandomi questo incarico. Un pensiero particolare lo rivolgo, inoltre, al cardinale Angelo Bagnasco, per due mandati presidente della Cei. Lo ringrazio di cuore, a nome di tutti, per il suo servizio, la fedeltà al Papa e alla Chiesa, e l’attenzione dedicata ad ognuno di noi.

Pensando al territorio di cui siamo espressione, sento il dovere di esprimere una parola di profonda riconoscenza ai nostri parroci: sono costruttori di comunità, strumenti della tenerezza di Dio, presbiteri che si spendono e si ritrovano nella carità pastorale. Accanto a loro, mi è impossibile non accennare ai religiosi: uomini e donne che, nella varietà dei loro carismi, ci restituiscono il primato dell’amicizia con il Signore, la profezia della fraternità e la fecondità delle opere.

Un ringraziamento doveroso, infine, in questa sede anche agli operatori della comunicazione, che ci consentono di arrivare nelle case della gente, con una parola che vuol essere di sostegno e speranza.

L’incarico che mi è stato affidato mi pesa sulle spalle, anche per l’età. Mi consolano le parole che monsignor Enrico Bartoletti scrisse nel suo Diario, l’11 agosto 1972, quando gli fu comunicato il suo nuovo compito in Cei. Così scrisse: « In manus tuas, Domine! Signore, accetta il mio umile sacrificio e dammi la grazia di cercare solo te». Con gioia e commozione cerco di far mie queste parole con l’assoluta convinzione che senza l’aiuto di Dio non potrei far nulla. Sento una grande responsabilità che si addolcisce nella consapevolezza di servire la Chiesa italiana.

Cari confratelli, è mia intenzione aprire il Consiglio permanente ….

Leggi: 2017 CEI Prolusione card Bassetti settembre

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MENO FIGLI, MENO ALUNNI, MENO FUTURO!

 

neonatiScuola, quest’anno 33mila bambini in meno! Le scuole statali italiane si svuotano: meno 100mila alunni in appena un triennio. Anche l’anno scolastico ormai alle porte è contrassegnato da un calo di bambini e ragazzi: 33mila in meno rispetto al 2016/2017, secondo le stime ministeriali comunicate ai sindacati della scuola nei giorni scorsi. Un trend, quello del decremento progressivo di scolari e studenti, che appare ormai inarrestabile e con cui dovranno fare i conti al ministero dell’Istruzione soprattutto per ciò che concerne il reclutamento. Le previsioni dell’Istat confermano questa tendenza che nei prossimi decenni assumerà dimensioni ancora più consistenti. Il calo della popolazione scolastica italiana è dovuto all’interruzione della crescita degli alunni stranieri nelle classi italiane. L’ultimo report ministeriale sui figli di genitori non italiani ha confermato che il loro numero non cresce più come una volta. Anzi, nei prossimi anni è previsto anche un calo. Mentre i compagni italiani, per effetto del calo delle nascite, decrescono ormai da diversi anni.

In passato, il numero complessivo di alunni presenti tra le mura scolastiche italiane si è incrementato ugualmente per via della vorticosa crescita di bambini e ragazzi di cittadinanza non italiana. Ma adesso siamo al punto di svolta. Nel 2015/2016 il Ministero certificò un calo della popolazione scolastica di quasi 20mila unità. L’anno successivo – il 2016/2017 i vuoti ammontarono a 46mila unità e il prossimo anno a 33mila. Quasi 100mila alunni in meno, come se fosse sparita di botto l’intera dotazione di alunni di Molise e Basilicata. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, i prossimi anni saranno contrassegnati da ulteriori contrazioni della popolazione scolastica italiana. La diminuzione della popolazione giovane (immigrati compresi) arrecherà anche gravi problemi, così come recentemente ha sostenuto il presidente dell’INPS, per l’assistenza sociale (pensioni, sanità …) degli anziani.

Uno dei problemi che sempre più incontrano le giovani coppie è la difficoltà ad avere figli! L’Italia è in prima fila nella denatalità: nascono pochi figli e, di contro, muore tanta gente!  Varie sono le cause, tra le quali le difficoltà economiche,  il forte calo della fertilità (causato da molteplici motivi quali stili di vita non idonei, abitudini o comportamenti che favoriscono l’infertilità, inquinamento, consumo di alcool e droghe, tossicità di alimenti e prodotti usati in casa), la paura per il futuro e per l’educazione dei figli, l’inadeguato sostegno alla famiglia, l’aumento delle convivenze “sterili” , la fragilità dei legami familiari e  la diminuzione delle famiglie organiche.

Sovente si riscontra scarsa sensibilità dalle nostre parti! Solo i Paesi del Nord Europa risultano più sensibili ai problemi della denatalità. Hanno, infatti, avviato una politica che sollecita la popolazione autoctona a fare più figli, anche utilizzando pubblici manifesti in cui si esalta la bellezza del sesso procreativo.

Ciò che scrivo non vuole, né può essere esaustivo e non vuole riferirsi a casi particolari. Ogni caso è diverso dall’altro, poiché molteplici e complesse sono le situazioni di infertilità e di non volontà o non possibilità di avere figli, o altri figli oltre il primo. E molte coppie vivono con sofferenza questa situazione.

Il dato di fatto è che la maggior parte delle coppie italiane mette al mondo un figlio solo. Difficoltà procreative, lavoro a tempo pieno, carovita, timore di accollarsi grandi responsabilità spingono o “costringono” la coppia a generare un figlio solo, promettendosi di viziarlo, amarlo, riverirlo per potergli garantire il meglio e poter garantire una senescenza sicura ai genitori. Purtroppo il figlio unico, al di là di un benestare economico, non sempre ha una vita buona e non sempre è un buon investimento per la società, per se stesso e per la stessa famiglia, pur “godendo” dell’iperprotezione dei genitori (che danneggia la crescita in autonomia e responsabilità dei figli). La stessa Cina, che nel passato puniva chi osava avere più di un figlio, incoraggia a procreare un secondo figlio.

Gli studiosi affermano che essere figli unici vuol dire avere solo la “dimensione verticale” dei rapporti familiari, cioè soltanto quella che regola le relazioni tra figli e genitori. La presenza di fratelli o sorelle, invece, risulta molto importante nello sviluppo psicologico dei ragazzi, proprio perché consente di far esperienza della “dimensione orizzontale” dei rapporti familiari. Avere un fratello o una sorella dona l’opportunità di confrontarsi e competere, oltre che di giocare e svolgere attività insieme. Comporta inoltre la possibilità di stringere alleanze e misurarsi con la generazione dei genitori. Dunque, la presenza di fratelli e sorelle crea ampi spazi di libertà e moltiplica la rete di rapporti familiari, proprio per tal motivo la famiglia con più figli diventa una “palestra sociale”.

Di fronte a questa problematica situazione occorre “darsi una smossa”. E’ necessario che i genitori trovino il coraggio di avere almeno un secondo figlio e che i politici si impegnino maggiormente nel sostenere le famiglie, non solo economicamente. Nel contempo occorre garantire alle giovani generazioni una educazione della sessualità che non si riduca ai solo aspetti anatomici e antiriproduttivi, ma aiuti a prender coscienza dei molteplici aspetti (psicologici, sociali, etici, sanitari, igienici … ) per una adeguata maturazione sessuale connessa ad una crescita in responsabilità. E’ consigliabile che le sempre più numerose coppie che riscontrano problemi di infertilità (maschile o femminile) si facciano aiutare da esperti (medico, ginecologo, sessuologo, psicologo … ), superando remore, paure o vergogne varie. Talora, infatti, tanti problemi vengono risolti facilmente quando si interviene per tempo. E, poi, c’è la possibilità di adottare bambini che non hanno la fortuna di avere genitori. L’adozione è una grande risorsa per la famiglia: la arricchisce, la consolida, apre orizzonti nuovi. Perciò le pratiche adottive dovrebbero essere favorite (evitando procedure lunghe e burocrazia pesante).

E’ opportuno, anche, che le famiglie rivedano gli stili di vita e la stessa gestione economica familiare, evitando il superfluo e investendo in uno o più nuovi figli.

Mentre la natalità in Occidente frana vertiginosamente (gli scienziati ne stanno esaminando le cause) i nuovi popoli (ricchi di fertilità e di intraprendenza, ma economicamente in difficoltà) pressano alle frontiere dell’Occidente. Le grandi migrazioni (succedute tante volte nel corso dei secoli), pur essendo una grande sfida, hanno ringiovanito i popoli e hanno creato progresso. Ciò è avvenuto, ad esempio con le grandi migrazioni dei primi del ‘900 di europei (italiani compresi) nelle Americhe.

E’ quanto mai opportuno superare ogni paura, in particolare quella di avere qualche figlio in più (anche adottandolo) e quella dell’accoglienza degli immigrati che con la loro (seppur talora problematica) presenza portano nuova giovinezza e nuova vitalità al nostro vecchio Occidente. A proposito occorre darsi da fare, con intelligenza, competenza e lungimiranza, per favorire una loro positiva integrazione. Ne vale il nostro futuro!

Giovanni Perrone

 

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EDUCATING TO FRATERNAL HUMANISM

2017 Educar al humanismo solidario

2017 Educare-all-umanesimo-solidale

2017 Educating to fraternal humanism

2017 Eduquer à l’humanisme solidaire

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AIMC – FALCONE (Me) – LA CONQUISTA DELLE COMPETENZE

Falcone 1LA SEZIONE AIMC DI FALCONE (ME) RIFLETTE SULLA DIDATTICA ORIENTATA A COSTRUIRE COMPETENZE NEI SOGGETTI IN FASE DI APPRENDIMENTO.

Nella prima quindicina di maggio, per un totale di trenta ore, si è tenuto presso la scuola dell’infanzia di Falcone il percorso di formazione dal titolo: “LA CONQUISTA DELLE COMPETENZE COME STRUMENTI DELL’APPRENDERE AD APPRENDERE” che ha visto come protagonisti e destinatari 39 docenti di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria.

Relatore qualificato, coinvolgente e concreto il dirigente scolastico Michele De Maria, socio AIMC. I docenti sono stati guidati lungo i percorsi di costruzione della progettualità educativo – didattica, fondata sulle frontiere delle competenze e finalizzata a formare, negli alunni, personalità culturali robuste, nella dimensione dell’apprendere contestualizzato, durante l’intero arco della vita di ciascuno. Le comunicazioni del relatore sono state alternate a momenti laboratoriali, durante i quali i corsisti si sono cimentati alla diretta applicazione dei contenuti del corso. Ai partecipanti è stato chiesto di riqualificare le proprie esperienze professionali e di elaborare il progetto di scuola, ricorrendo ad una progettualità “a ritroso”, muovendo dalle finalità e scopi, per approdare a contenuti e strategie didattiche.  L’impegno formativo si è sviluppato tra elaborazione di prestazioni autentiche e rubriche di valutazione, alla cui definizione, ciascun partecipante ha contribuito, provando la gioia del nuovo e del significativo. Il corso è stato ben articolato nelle sue parti ed apprezzato dai docenti che, con professionalità e serietà, hanno portato a termine il lavoro loro affidato. E’ stata offerta l’opportunità, grazie alle attività laboratoriali, di creare relazioni, di riallacciare o rinsaldare legami, di confrontarsi, arricchirsi e crescere insieme.

E’ stato curato anche il momento di aggregazione associativa, da parte del direttivo della Sezione AIMC di Falcone, mediante forme di accoglienza e dono di un segnalibro, realizzato a mano, e semplici pause con degustazione di dolci locali, utilizzando prodotti con il lievito madre di cui, al termine delle attività, è stata donata una piccola testimonianza, accompagnata da un opuscolo, con le ricette di riferimento, per ricordare ad ogni partecipante che la professione docente per “mantenersi viva” ha bisogno di essere continuamente “rinfrescata, rigenerata e nutrita” per poter, grazie a dei processi naturali, dare “prodotti” più fragranti e dal sapore più intenso.

ANGELA RACCUIA –       socia AIMC di Falcone e Direttore del corso

Falcone 2

 

 

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CATANIA: I DECRETI ATTUATIVI DELLA LEGGE 10/2015

2017 Aimc Catania relatriceCon la partecipazione di un pubblico attento ed interessato, giorno 12 maggio ’17, presso i locali del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università Catania,  si è svolto il Seminario di Studio, informazione e aggiornamento sul tema “I Decreti Legislativi  attuativi della Legge 107/2015”,  organizzato dall’AIMC provinciale di Catania in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, diretto dalla prof.ssa Paolina Mulè.

I lavori sono stati aperti ed introdotti da Zina Bianca – presidente provinciale Catania – che ha portato i saluti della Presidente dell’AIMC Sicilia, Cecilia Belfiore, e ha evidenziato le finalità del Seminario e la necessità di avviare una riflessione approfondita sui provvedimenti approvati, sulle novità legislative e pedagogiche  che coinvolgeranno la vita dei docenti, degli allievi e delle loro famiglie, sul nuovo assetto del sistema nazionale di istruzione.

“L’inclusione scolastica nel nuovo decreto attuativo legge 107” è stato il tema affrontato dalla D.S. Elisabetta Maggio, con una relazione ampia, dettagliata, anche attraverso un excursus ragionato della normativa precedente. “Il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado” è  stato il tema della relazione esaustiva, ricca di esemplificazioni, della prof.ssa Paolina Mulè, che essendo assente per un imprevisto, è stata letta dalla dott.ssa di ricerca Daniela Gulisano.

“Adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato” è stato il decreto illustrato, con una relazione ricca di dati, approfondimenti e indicazioni operative, dalla docente Presidente Provinciale AIMC di Siracusa e Consigliere Nazionale, Marina Ciurcina.

L’ultima delle relazioni previste, “Valore e importanza delle Associazioni professionali. l’AIMC, memoria e futuro tra le radici delle origini e l’impegno per essere protagonisti nel tempo presente” è stata svolta da Zina Bianca.

A conclusione dei lavori i partecipanti si sono dati appuntamento per una serie di prossimi incontri, per analizzare i rimanenti Decreti,  da riportare nelle loro scuole.

2017 aIMC cATANIA

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